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Non siamo mai soli

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Non siamo mai soli

ALISSO

Dopo aver esaminato attentamente testi e foto sono emerse come parole più ricorrenti: bellezza, naturale, sorriso, apprezzare, libertà, finestra.

Risaltano gli affetti (amore e cura) tra i membri della famiglia, dai più piccoli ai più grandi; la purezza di un sorriso calorosamente familiare e la serenità della sensazione piacevole di osservare attentamente, ammirare lo splendore, la grazia e l’armonia della natura circostante. Il fatto di avere una famiglia che ci possa consolare, starci vicino. Non bisogna neppure trascurare il cambiamento della vita quotidiana e della solita routine. Cioè, vedere l’epidemia come un’occasione per farci riscoprire le nostre passioni e i nostri desideri. Per non parlare dell’armonia interiore. Sentirsi in pace con sé stessi, con la mente e il corpo, silenziosamente fiduciosi e pacati. E non dimentichiamoci della sensibilità, un fattore fondamentale. È quello che ci porta a connetterci con gli altri tenendo conto delle loro paure, dei loro bisogni e delle loro convinzioni. E, infine, la gratitudine. Il trasparente riconoscimento dell'apprezzamento che proviamo per un'altra persona, per le loro spontanee azioni e per le cose triviali, che molto spesso, non prendiamo in considerazione.

L’assidua speranza che arriverà quel giorno in cui tutto questo finirà. Domani, dopo domani, tra tre mesi, tra un anno, o due. Quando? Mi piacerebbe scoprirlo. Ma l’idea di raccontare alle future generazioni, ai nostri futuri nipoti, una situazione, non dico ‘da incubo’, ma quasi surreale; come se fosse stata tutta una finzione, un film di fantascienza ho sentito dire…

E il virus, e il numero impressionanti di contagi, quasi poco credibili, al giorno, e l’interminabile quarantena che sembrava non finire mai. Da far venire i brividi…

E i pianti quieti di una madre che guarda dalla porta, distante, il proprio piccolo, assopito, impegnato a sognare. Troppo innocuo per pensare al domani.

Il messaggio di tutte le foto e i messaggi insieme assomiglia a una voce dolcemente calma che pronuncia queste parole: “Fermati. Guarda. E poi vai”.

Cosa vorrebbero dire? Pensando a come rispondere, mi è venuto in mente quel proverbio che dice: “Every cloud has a silver lining” (ogni nuvola ha una fodera d’argento). Anche le cose più brutte hanno un lato positivo. Corrisponde praticamente al proverbio italiano ‘non tutto il male vien per nuocere’. Tutti ce ne siamo accorti. Sappiamo che la quarantena non è stata solamente un’esperienza estremamente negativa. Perciò fermiamoci per guardare, contemplare le cose che ci circondano, le persone con cui abbiamo vissuto quel periodo della nostra vita, e non scordiamoci di andare alla finestra, non facciamoci stancare dai bellissimi colori del cielo e dei corpi celesti che aspettano il ritorno della notte. Gli astri pronti a brillare e incontrare i nostri sguardi. “Non ho tempo”, “Ho un sacco da fare”, “Non mi va” sono le tipiche frasi degli adolescenti di oggi. Noi giovani abbiamo sempre questa percezione strana del tempo… Ci sembra che non ci sia mai abbastanza per noi… Quelle 24 ore del giorno non ci bastano. Eppure, se riassumessimo tutti gli impegni, le attività della giornata, in realtà realizzeremo che sì, invece, c’è tempo. Per tutto e per tutti. Eravamo sempre di fretta per non arrivare tardi a scuola (colpa del treno), per finire una volta per tutte le mansioni che ci hanno atteso, e la chiamata rifiutata persa, e il messaggio non visualizzato… Sono tante le cose che ci perdiamo a causa di questa nozione del tempo che non abbiamo il potere di fermare. A me piacerebbe parlare col tempo. Dirgli di concedermi anche solo un minuto. Di non andare avanti. Per godere appieno un momento che aspettavo da tanto… Ma quando siamo stati costretti a restare a casa, non potevamo più scappare dal ticchettio dell’orologio. Avevamo tutto il tempo a nostra disposizione. Era come se il mio desiderio fosse stato esaurito. Il tempo quando si ferma…

Quindi, la caratteristica che emerge dei giovani è la capacità di osservare, valutare, fare il punto della situazione. Cosa posso fare? Come posso sfruttare al meglio questo periodo? E poi, dedicare una parte della giornata con noi stessi, fermi a riflettere. Magari parlando anche da soli. E che importa? Tanto nessuno lo saprà…

Foto/Testi emanano la pura semplicità di un giorno. La naturalezza del guardar fuori dalla finestra, appena svegli. Pronunciare e accogliere il giorno, la grazia con un delicato ‘Buongiorno’ con l’aroma del caffè caldo in mano. Oppure, attendere con pazienza il calar del sole. Le varie e mielose sfumature dei colori caldi del giorno che lascia spazio ai colori freddi della sera. Così… In piedi, seduti, o appoggiati sul parapetto del balcone.

Se la scuola ci chiedesse di scrivere un testo sulla quarantena, come lo descriveremmo? Con quale introduzione? E la conclusione?

Imparare ad apprezzare le piccole cose e gratuite del verde, dell’aria aperta e fresca, del sole raggiante, della pioggia fervente, delle nuvole e delle sue forme, delle api che passano da un fiore all’altro, dell’orizzonte e delle cime delle nostre montagne.

Ancora una volta, quel periodo di non-libertà è traboccato in qualcosa di semplicemente meraviglioso. Perché? Beh… innanzitutto, ci ha dato la possibilità di sentirci liberi nelle proprie case, nelle proprie camere e nella propria intimità. In famiglia, con mamma o papà, il fratello odioso e la sorella pedante e il più piccino della famiglia, con le sue urla, e i lamenti, e quei lego che fanno un male boia quando ci metti su il piede. Ma c’erano anche quelli che sono sopravvissuti in solitudine. Non è semplice vivere da soli. Senza la possibilità di uscire. Senza la possibilità di ricevere ospiti. E senza la libertà di conversare di persona con qualcuno.

Durante la quarantena, ho pensato molto agli anziani. Essi hanno vissuto e continuano a vivere nella vecchiaia solitaria. Credo che sono stati i più forti di tutti. Coloro che hanno potuto resistere. Coloro che hanno saputo lottare. E la speranza. E l’aspettare che un giorno tutto questo sarebbe finito. La figura dei nonni, di tutti quelli in età avanzata ci hanno fatto capire, provare e riscoprire cosa voglia dire vivere letteralmente da soli. Senza alcuna possibilità di comunicazione, se non chiamate amaramente brevi.

Ma se provassimo, ognuno di noi, ad immaginare di vivere una vita solitaria? Senza nessuno? Come ci sentiremmo? Soddisfatti? In pace?

Forse, solo così comprenderemo e gusteremo l’importanza, il peso e il valore che una famiglia, un’amica, un amico, un vicino di casa e, perfino uno sconosciuto, può offrirci. Un genuino abbraccio? Una voce che ci chiama per il nostro nome?

Ci basta un qualcuno con cui condividere i nostri problemi, le nostre tribolazioni e le nostre ansie, paure e angosce.

Tutti noi abbiamo bisogno di UN qualcuno.

(FRANCINE VALDEZ 4A ARIM)

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 03 Marzo 2021 10:19